Mappa delle Culture Erin Meyer, ROIEDIZIONI
Consigliato ai curiosi, a chi vuole saperne di più su chi condivide questo pianeta con noi e, soprattutto, a chi lavora in un contesto multiculturale. Molto indicato per i manager, ma anche per chi non gestisce un team, perché poi alla fine, tutti quanti hanno un capo con cui bisogna entrare in sintonia.
Ho da poco iniziato a lavorare per un’azienda multinazionale, ma davvero multinazionale.
Di solito ci sono aziende tedesche, francesi, italiane, americane che possiedono diversi uffici e fabbriche sparsi per il mondo, ma che accentrano il potere decisionale nel proprio Paese di provenienza, con la conseguenza che la cultura aziendale rispecchierà la cultura dello stesso Paese.
Invece, la mia azienda non ha un vero centro di potere (almeno in Europa), per cui non c’è una prevalenza culturale che si possa accostare ad uno Stato piuttosto che ad un altro. In tale contesto, in cui gli impiegati provengono anch’essi da diverse zone del mondo, è difficile capire su che basi sia fondata la cultura aziendale per cui il problema di interfacciarsi quotidianamente con i miei colleghi risulta ancora più difficile da dominare.enza di più il modo di lavorare delle persone.
Perciò ho sentito l’esigenza di fare qualche passo verso una comprensione migliore delle complessità nascoste dietro le realtà internazionali e multietniche.
Ogni essere umano ha la propria personalità, ogni essere umano ha le proprie peculiarità, da questo punto di vista siamo tutti uguali (o ugualmente diversi).
Di certo anche che l’ambiente in cui siamo influenza in modo evidente le nostre vite e i nostri modi di fare, vale lo stesso per l’ambiente lavorativo.
Con l’aiuto di questo vero e proprio manuale, è possibile analizzare i comportamenti tipici provenienti da una determinata cultura e provare a decifrare le informazioni che riceviamo per trarne delle conclusioni che più si avvicinano alla realtà e si distacchino da quel che noi percepiamo che sia la realtà.
Con questa breve introduzione potrete iniziare a percepire l’immenso mondo che si nasconde dietro la nostra storia e la storia della nostra cultura di provenienza.
Questo mondo ci viene illustrato da Erin Meyer in modo semplice e concreto, attraverso degli esempi di vita vissuta che in alcuni casi possono apparire troppo assurdi per essere veri. E invece è proprio la realtà che spesso supera la fantasia, ed è proprio vero che scambiando due chiacchiere con un cinese o con un americano può capitare di tornare a casa con due sensazioni completamente diverse.
Ad esempio può capitare che il tuo capo americano ti faccia i complimenti per il tuo “amazing” lavoro e che ti esponga dei punti deboli sui quali dovresti migliorare. Allora sei convinto di aver fatto una buona impressione, di stare andando verso la giusta direzione a parte per quei difettucci, ma chi non ne ha? E invece scopri che quel discorso così amichevole era invece un aut aut: cioè se non migliori quei punti deboli, sei licenziato.
Questo è un tipico esempio di comunicazione americana: indiretta a basso contesto, che un europeo può percepire in maniera totalmente differente.

La mappa culturale è come una guida pratica non solo per districarsi in un ambiente multiculturale, ma anche per provare a capire cosa possa celarsi dietro una dimostrazione di felicità, disagio o di delusione da parte di una persona con una provenienza diversa dalla nostra.
La mappa delle culture analizza degli aspetti tipici che differenziano Paesi e Regioni e li mette insieme provando a tracciare un profilo di comportamento partendo dagli aspetti che elenco di seguito:
- COMUNICAZIONE – Ad Alto e a Basso Contesto
- VALUTAZIONE – Feedback negativo Diretto e Indiretto
- PERSUASIONE – Basata su principi teorici o dati Empirici
- LEADERSHIP – Egualitaria e Gerarchica
- DECISIONI – Consensuali, Top-Down
- FIDUCIA – Incentrata sui Compiti o sulle Reazioni
- DISACCORDO – Conflittuale o Evitare il confronto Serrato
- PROGRAMMAZIONE – Tempo Lineare o Tempo Flessibile
Abbiamo già visto un esempio di rappresentazione delle culture in base al tipo di comunicazione.
Nel libro sono presenti spiegazioni e grafici simili per ognuno dei punti elencati. Alla fine di questa panoramica, vengono messe insieme tutte le informazioni, le quali, racchiuse in un ulteriore grafico, vanno a tracciare una vera e propria “mappa delle colture”.
La prossima immagine ne è un esempio in cui vengono presi come riferimento Francia, Germania, Cina e Giappone.

La sfida più grande per chi vuole sopravvivere in un contesto multiculturale è quella di riuscire a mettere in discussione se stessi.
Infatti, non basta sapere che la cultura Giapponese sia basata sulla gerarchia rispetto a quella dei Paesi Bassi, che è basata sul consenso, questa è la parte più facile.
La parte difficile è riconoscere che non c’è mai un punto di vista assoluto, ma sempre relativo. Questo è uno degli insegnamenti più profondi che questo libro mi ha trasmesso. Siamo sempre tentati di commentare il comportamento degli “altri”, mentre nel mondo ci sono punti di vista così diversi tra loro che un italiano può essere considerato tanto disorganizzato, quanto rigido a seconda se l’interlocutore sia in Europa del Nord o in America Latina.
Così come la cultura professionale francese, per quanto possa concedere una grande libertà di espressione per i propri dipendenti, risulti molto più gerarchica rispetto a quella olandese.
“Si è sempre meridionali di qualcun altro” diceva Luciano De Crescenzo nei panni del Dottor Bellavista (se non avete visto il film, consiglio di recuperarlo).
Riconoscere quando si è più o meno rispetto a chi si sta di fronte è già il primo passo verso una maggiore facilità di comunicazione e comprensione.
Una volta riconosciuta la proprio posizione all’interno della mappa della cultura, a quel punto si potrà fare la mossa giusta per veicolare le nostre intenzioni e per recepire le intenzioni di chi ci sta parlando.
