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È LA FINE DELL’AUTOMOTIVE?

La crisi Europea, la crescita di Tesla, l'affermazione dei carmaker cinesi

by Antonio

L’ Automobile è l’invenzione che forse più di tutte ha accompagnato l’essere umano nella recente storia.

Non è stata solo fondamentale come mezzo per potersi  spostare autonomamente, riducendo così le distanze, me è stato anche un “veicolo” della moda, della cultura.

Quello del, cosiddetto Automotive, è per questi motivi, sempre stato un mercato molto esigente, dinamico, volto alla ricerca e allo sviluppo continuo.

Infatti, è proprio alle fabbriche di automobili che dobbiamo, non solo lo sviluppo estetico e prestazionale dei nostri veicoli, ma soprattutto lo sviluppo dei processi di produzione i quali tutt’ora risultano essere una rivoluzione, addirittura una chimera per le imprese che lavorano in altri settori.

Ricordiamo che fu Henry Ford a far decollare la rivoluzione industriale rendendo concreto il Taylorismo,

FORD T

mentre più tardi, un’altra enorme rivoluzione investì le fabbriche di tutto il mondo: il Toyota Way, un sistema non solo ancora attuale, ma che ha ispirato i modelli recenti di Lean Manufacturing.

Erano gli anni ’70, se pensiamo che oggi, ormai nel 2025, la maggior parte delle aziende produttive non sono riuscite ancora ad eguagliare il metodo Toyota, risulta ancora più evidente l’impatto dell’industria automobilistica per il manufacturing.

Toyota Way vuol dire anche Supply Chain, Just in Time, gestione delle scorte, tutte materie direttamente collegate al mondo degli Acquisti.

Non solo, per assicurare l’espansione della vendita delle automobili, e quindi per poter produrre oggetti così complicati a prezzi accettabili, si è spinto molto sull’efficienza, sulla qualità e sulla riduzione dei costi.

Le aziende del settore Automotive probabilmente sono state le prime a credere fortemente nel Procurement e nella capacità dei buyer qualificati di generare profitti.

Noi buyer dobbiamo tanto a questo mondo (in realtà gli dobbiamo anche tante notti insonni e ore passate in un aereo).

Probabilmente è stato proprio questa spinta troppo estrema che ha fatto rompere il giocattolo.

Conciliare Velocità di Esecuzione, Alta Qualità e Bassi Costi è una missione che prima o poi avrebbe condotto in un vicolo cieco.

IATF 16949 Quality Management System on PDCA cycle

Se consideriamo anche che siamo in un’era in cui i Manager non sono in grado di vedere l’orizzonte, ma sono impegnati a guardare i numeri del prossimo “Quarter” è chiaro che non hanno potuto accorgersi della tempesta che stava per arrivare.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la pandemia, capitata nel bel mezzo di una rivoluzione tecnologica che ha portato il mercato consumer (per intenderci quello di cui fanno parte gli smartphone) a consolidarsi prepotentemente e ai veicoli elettrici ad acquistare fette di mercato insperate.

Mentre un tempo i fornitori avrebbero fatto qualunque cosa per entrare in un mercato competitivo, dinamico, ma comunque remunerativo, come quello dell’automobile, oggi possono raggiungere risultati ugualmente eccitanti, senza dover rincorrere milestones, 8D report e tutti i problemi che si incontrano nella Supply Chain di un’autovettura (chi lavora nel settore sa di cosa sto parlando).

Insomma, la filiera produttiva è in difficoltà, le auto elettriche stanno creando ulteriore incertezza, l’Unione Europea sta spingendo per ridurre le emissioni, ma non vuole diventare ostaggio della Cina, Paese principale per la produzione di veicoli “puliti”.

Questo è ovviamente un controsenso, perché oggi Tesla, pur avendo abbattuto notevolmente i prezzi, pare che abbia scelto di restare sul mercato “premium”, Toyota sta continuando a spingere i modelli ibridi, i quali hanno un po’ il sapore della questione non risolta, lasciata in sospeso, per cui restano i marchi cinesi, gli unici capaci di proporre automobile elettriche, funzionali alla portata di tutti.

Alla Cina inoltre fa comodo vendere al resto del mondo con costi bassi, perché la grande automazione su cui hanno investito i carmaker genera dei volumi di produzione che neanche il loro mercato interno riesce ad assorbire.

BYD Atto 3

Intanto, i produttori europei si sono ritrovati col cerino in mano.

Non è stato possibile per loro puntare tutto sull’elettrico, perché avevano da gestire le loro enormi strutture produttive, ma non hanno potuto neanche investire sui propri modelli, consapevoli dei limiti di legge che incontreranno nel prossimo futuro.

Questa incertezza, se non vogliamo chiamarla confusione, insieme alle ultime crisi di disponibilità delle materie prime, ha portato ad una riduzione delle vendite, creando una spirale negativa che ha portato i costi a salire inesorabilmente.

A rendere ancora più buio questo vicolo cieco, è il tentativo delle casa automobilistiche di economizzare il più possibile, pur dovendo gestire complicazioni tecniche sempre più sfidanti (downsizing, ADAS).

Si è persa così la “qualità percepita” del consumatore, perché si va a risparmiare sui dettagli, che però di solito fanno la differenza nella scelta di acquistare oppure no.

Si è persa anche il concetto di esclusività del marchio, visto che oggi più che mai lo stesso veicolo può avere nomi diversi (Peugeot, Opel, Fiat, Citroen, Jeep o Volkswagen, Seat, Skoda, Audi).

Un esempio di piattaforma CMP Stellantis

A questo punto arriviamo a spiegare l’ultimo grande problema, che forse invece è proprio il primo, quello più importante:

LE AUTO COSTANO TROPPO E NESSUNO SE LE PUÒ PIÙ PERMETTERE

Forse avrei dovuto iniziare e concludere questo articolo scrivendo soltanto questa semplice frase,

ma mi sembrava opportuno dare almeno un contesto generale.

Come ne usciremo?

Scrivetelo nei commenti.

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