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PROFIT FROM THE SOURCE

Recensione e Condivisione di un libro che tutti i CPO e i CEO dovrebbero leggere.

by Antonio

C.Schuh, W. Schnellbacher, A.Triplat, D. Weise

LA FONTE DEI PROFITTI: Recensione e Condivisione di un libro che tutti i CPO e i CEO dovrebbero leggere.

Profit from the Source è un libro che consiglio di leggere a tutti i professionisti degli acquisti, ma anche, come lo stesso testo suggerisce, ai CEO che vogliono aumentare i margini di guadagno della propria azienda e che vogliono ampliare il giro d’affari.

Io ho trovato e letto la versione in inglese, ma ho visto che è disponibile anche quella in italiano, vi lascio l’immagine della copertina:

Come dicevo, questo testo è consigliato ai professionisti degli Acquisti strategici (Procurement o Sourcing), ma la cosa interessante è che è scritto come se parlasse direttamente ai CEO delle aziende.

Non è da tutti i giorni vedere qualcuno che spiega, in modo anche abbastanza diretto, ad un Amministratore Delegato cosa deve fare. Il fatto che sia stato scritto un libro appositamente per mandare un messaggio ai Top Manager, è il sintomo che il ruolo del buyer fa ancora fatica ad essere considerato come strategico ed indispensabile.

Eppure, se andiamo a vedere la storia di alcune delle aziende più evolute, scopriamo che il CPO (Chief Procurement Officer) ha sempre avuto un ruolo da protagonista nella crescita economica dell’impresa, tanto che è ormai diventata prassi (parliamo sempre di aziende evolute e aggiornate) inserire il Procurement a diretto riporto del CEO.

Non starò qui ad elencare tutte le nozioni che ho letto (lascio a voi il divertimento), ma vorrei sottolineare i punti più importanti, partendo proprio dalla figura del CPO.

Storie di Aziende che hanno raggiunto il Successo grazie ad una valida Strategia Acquisti

Mettere al centro dell’organigramma il Direttore degli Acquisti vuol dire mettere al centro della propria strategia industriale i propri fornitori e le relazioni con essi.

È così che aziende come Apple e Dell hanno potuto espandersi, infatti nel testo è ben spiegato come questi brand siano riusciti ad assecondare la loro crescita sul mercato, proprio potenziando l’ufficio acquisti e la Supply Chain.

Andando ancora più indietro nella storia dell’industria, è proprio grazie alla corretta gestione dei fornitori che General Motors ha potuto abbattere i costi e aumentare i margini. Successivamente, Toyota è riuscita a creare un sistema che ha cambiato e influenzato il modo di fare la produzione in tutto il mondo.

La partnership con fornitori strategici ha dato la possibilità alle aziende di investire maggiormente sull’Outsourcing (cioè sull’esternalizzazione della produzione). Infatti, al contrario di quanto succedeva in passato, la complessità dei prodotti e dei mercati rende difficile per una società occuparsi dell’intera filiera produttiva.

Non si può essere esperti di ogni passaggio della Supply Chain, così conviene delegare alcune attività a fornitori di settore per poi trarne benefici in termine di costi, flessibilità e gestione del magazzino.

Naturalmente esistono anche esempi di successo nell’integrazione verticale, basti pensare al caso Luxottica, ma la maggior parte delle volte si arriva alla conclusione che non sia possibile fare tutto da soli.

L’ Outsourcing per favorire l’Innovazione – Early Involvement

Dal punto di vista dell’innovazione, molte opportunità potrebbero nascere esternalizzando le attività secondarie. In questo modo ci si potrebbe concentrare sul proprio core business e trovare nuove soluzioni per il proprio prodotto.

Anche le attività da delegare ai fornitori possono portare idee innovative se ben gestite dal buyer (concetto di “early involvement”).

Cosa intendiamo per Early Involvement?

Se si coinvolge l’Ufficio Acquisti solo al momento della negoziazione, o peggio, nel momento di inviare l’ordine di fornitura, è troppo tardi per cambiare qualcosa.

È troppo tardi perché mancano le leve negoziali necessarie ad ottenere condizioni favorevoli, ma, soprattutto, è troppo tardi per trovare soluzioni tecniche più competitive.

Come ho già cercato di intendere precedentemente, il fornitore è esperto di quello che fa ed è sicuramente più esperto di noi (che siamo il cliente), di conseguenza è colui che può aprirci delle strade verso soluzioni più efficienti.

Perciò il buyer va coinvolto molto prima dell’emissione dell’ordine, il momento giusto è proprio durante la fase di progettazione, durante il cosiddetto “product development”. È in questo momento che si può mettere in discussione quello che è stato fatto fino ad allora, proponendo soluzioni alternative e cementando le relazioni coi propri partner.

Un coinvolgimento organico dei fornitori sui progetti da sviluppare potrebbe portare ad effettuare degli accordi di codesign, grazie ai quali il fornitore non solo propone idee per ridurre i costi, ma partecipa attivamente alla progettazione.

Virtual Plant

Una delle idee più interessanti proposte nel libro, idea che potremmo subito prendere da esempio per le nostre realtà, è quella di organizzare un “virtual plant”, cioè un reparto produttivo virtuale.

Avendo esternalizzato la produzione, il plant produttivo diventa la sede del nostro fornitore. Così, per continuare a seguire la produzione in modo efficace, è possibile creare un’organizzazione che lavori su dei plant virtuali: si creano dei team composti da tutte le funzioni al completo, come logistica, qualità, pianificazione, manufacturing e procurement. Questi team vanno a interfacciarsi con i fornitori e ogni funzione ha il proprio interlocutore equivalente. In questo modo si mantiene il controllo pur avendo delegato la parte produttiva ad una società esterna.

Il Buyer Bionico

Profit from the source non manca di trattare, ovviamente, l’argomento principale del momento: AI, intelligenza artificiale.

Fin quando l’ufficio acquisti non diventa un dipartimento strategico per la dirigenza, non riesce ad ottenere un budget tale da permettere investimenti per poter sfruttare la tecnologia disponibile sul mercato. E questo è un peccato mortale, perché la maggior parte delle mancanze di efficienza provengono proprio da attività che potrebbero essere eseguite da prodotti digitali.

Non stiamo parlando solamente di AI, ma di digitalizzazione in generale.

Il concetto espresso in uno degli ultimi capitoli è quello di utilizzare tutti i mezzi necessari per migliorare il nostro lavoro, senza però trasformarci in un utilizzatore non pensante.

Piuttosto che farci sostituire da una macchina dovremmo ambire a diventare BIONICI, cioè dovremmo integrare la nostra natura umana al potenziale delle macchine.

A mio avviso questo è esattamente l’approccio vincente che bisognerebbe tenere con tutte le novità che ormai giornalmente saltano fuori nel mondo dell’intelligenza artificiale.

Un ultimo argomento che vorrei sottolineare, considerando che, nonostante il periodo storico tumultuoso, se ne parli ancora troppo poco, è quello del Risk Assessement.

Profit from the source dedica un intero capitolo a come gestire l’analisi del rischio in modo efficace. Ne parla in modo così interessante che ne ho scritto un articolo a parte che potete trovare QUI.

Spero che questa “recensione” vi sia piaciuta e che vi incuriosisca abbastanza da leggere questo testo o da scambiare qualche opinione nei commenti.

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